

45. Un Robespierre a cavallo: le campagne napoleoniche.

Da: S. Masini, Le battaglie che cambiarono il mondo, Arnoldo
Mondadori Editore, Milano, 1995.

Secondo l'esperto italiano di storia militare Sergio Masini, il
successo delle campagne napoleoniche fu dovuto sia alle nuove
caratteristiche dell'esercito francese (carriere meritocratiche
degli ufficiali, ricorso massiccio alla leva di massa, alto
livello professionale), in parte ereditate dalla Rivoluzione, sia
alla particolare abilit strategica di Napoleone e alla sua
audacia. Per la prima volta egli trasform la guerra in un evento
totalizzante, che coinvolgeva popoli, economie e ideologie. La
caduta finale dell'imperatore ci insegna comunque che nessuna
nazione, per quanto forte, poteva da sola in quel tempo, n
avrebbe potuto in seguito, dominare l'intera Europa e che
l'illusione di decidere in una sola grande battaglia le sorti del
continente era una pura illusione.


La rivoluzione consegn a Napoleone un esercito di prim'ordine,
composto da soldati esperti e da ufficiali che per la maggior
parte avevano fatto carriera per il loro talento e la loro
audacia, e non pi per la loro appartenenza all'aristocrazia.
Anzi, la stragrande maggioranza degli ufficiali di origine
nobiliare era emigrata e i pochi rimasti in Francia si erano
dovuti guadagnare il grado dimostrando di essere dotati di
autentiche capacit di comando. Cos, finch la qualit delle sue
truppe non diminu a causa delle perdite di veterani e della
mancanza di tempo per addestrare i nuovi coscritti, Napoleone pot
contare su una fanteria di livello professionale elevato, assai
mobile sul campo di battaglia: a parte i volteggiatori, adibiti
istituzionalmente al compito di fanteria leggera, anche la
fanteria di linea e i granatieri sapevano combattere in ordine
sparso, in linea e in colonna e soprattutto nell' ordre mixte,
composto da fanteria in linea con ai fianchi colonne pronte a
gettarsi sul nemico ammorbidito dal tiro dei commilitoni.
L'assalto finale alla baionetta, ereditato dalle masse male armate
e poco addestrate della rivoluzione, aveva il compito di provocare
il cedimento psicologico di un nemico gi indebolito.
Contro soldati forniti di un elevato spirito di corpo, dotati di
armi di buona qualit, spronati dalle possibilit di carriera
offerte ai pi abili e coraggiosi, gli eserciti di tipo
settecentesco schierati in un primo tempo dalle altre potenze
europee avevano poche speranze di successo. Salvo rare eccezioni,
la maggior parte dei comandanti contrapposti alla Francia avevano
scarse capacit professionali, e soprattutto non disponevano di un
materiale umano altrettanto versatile e addestrato. [...].
Napoleone ha avuto il merito - o il demerito, a seconda dei punti
di vista - di portare alle logiche conseguenze il sistema della
coscrizione di massa attuato dalla Rivoluzione francese, facendo
della guerra un evento totalizzante, in grado di coinvolgere
intere nazioni, sia per l'ampiezza delle campagne militari, sia
per lo sforzo richiesto ai contendenti. Si pu gi parlare, in
questo caso, di economia di guerra, e cio di un andamento
economico condizionato, nel bene e nel male, dalle fortune della
guerra. Durante il periodo napoleonico furono realizzate scoperte
scientifiche e attuati cambiamenti nello stile di vita di intere
popolazioni, che non si erano visti dal tempo dell'Impero romano.
La stessa rivoluzione industriale, lo sviluppo delle prime
macchine, il tentativo di dar vita a tecniche di produzione di
strumenti a parti intercambiabili (le armi individuali e le
attrezzature navali, per esempio): tutto questo era intimamente
legato alle esigenze della guerra che, fra brevi pause e instabili
armistizi, interess l'intera Europa dal 1805 al 1815.
Napoleone e il suo periodo sono stati oggetto di un tale numero di
testi che un libro sulle grandi battaglie dovrebbe dedicare a
questo argomento almeno la met delle sue pagine. Nel loro
insieme, le battaglie di quest'epoca influenzarono profondamente
il pensiero miliare e i maggiori teorici di tattica e strategia,
al punto che possiamo attribuire all'esempio napoleonico - seguito
troppo pedissequamente e senza tener conto dei miglioramenti delle
tecnologie - la responsabilit indiretta di numerosi errori
militari e di tanti inutili massacri nei decenni successivi, fino
alla Prima guerra mondiale. Come  ovvio, con le armi allora in
dotazione e con le specifiche condizioni logistiche ed economiche
di quel tempo, le battaglie combattute da Napoleone sono in gran
parte dei capolavori di tecnica militare; ma gi in questo periodo
possiamo cominciare a toccare con mano la fallacia di quanti
pensavano, Napoleone compreso, che una grande battaglia potesse
risolvere una volta per tutte l'esito di uno scontro fra economie,
culture, stili di vita assai differenti. Alla lunga, il numero, il
potere economico e la volont stessa delle nazioni erano destinati
a prevalere sull'ingegno, l'abilit e la professionalit delle
truppe. Invano l'imperatore e i suoi marescialli cercarono la
battaglia risolutiva che avrebbe posto fine alle ostilit e
portato la pace francese a tutta l'Europa: a lungo andare, non
solo i regnanti ma tutti i popoli si opposero con le armi a quella
pace. Di conseguenza, i numerosi scontri che opposero le armate
napoleoniche a quelle allestite dagli stati di tutta l'Europa
ebbero un effetto decisivo solo per pochi anni o per pochi mesi.
